ACLI: preservare il principio di uguaglianza, ai tempi delle Cinque Italie!

ACLI: preservare il principio di uguaglianza, ai tempi delle Cinque Italie!

Mastrovito: si rischia di sostituire il valore del diritto con quello del reddito.

Troppo a lungo, si è discusso della Questione meridionale fino ad arrivare, nel tentativo di risoluzione di questioni strutturali, a teorizzare il federalismo fiscale in nome della trasparenza ed efficienza. Ed allora lo Stato (i burocrati) ha iniziato con il misurare, Comune per Comune, fabbisogni, costi e servizi con l’obiettivo di attribuire a ciascun territorio le risorse corrette, ma procedendo con sguardi miopi non utili a cogliere diversità, di un Paese dalle tante sfumature culturali, economiche, sociali e geografiche.

E quelle misurazioni, hanno sovvertito le attese, pensando magari di far emergere l’incapacità della classe dirigente del Sud di governare i processi e utilizzare le risorse. Ma l’uguaglianza, ha costi economici e culturali enormi e così, si è imboccata la scorciatoia di piegare le regole alle necessità, in modo da attribuire al Sud, meno diritti e meno soldi, rivedendo i fabbisogni di intere aree, con la logica del “no fabbisogno, no soldi”. Insomma, come se il cittadino di Matera in un futuro prossimo, avesse meno bisogno di una linea ferroviaria o di una mensa scolastica, rispetto al suo “collega cittadino” del varesotto. Un duro colpo ai principi perequativi della Costituzione. Oggi il dibattito, è tutto sul federalismo differenziato, con maggiori autonomie, risorse e diritti nelle Regioni ricche e virtuose.

Come ACLI, esprimiamo profonda preoccupazione per gli accordi discussi nel Consiglio dei Ministri e per lo stile sin qui utilizzato. Attendiamo di conoscere nel dettaglio i punti dell’accordo, che meriterebbe un tavolo istituzionale serio, che non può essere relegato ad un patto di governo ma ad un patto costituzionale, auspicando che, nel valorizzare le differenze e le autonomie delle singole regioni, non si perdano i principi di leale collaborazione, di sussidiarietà e di solidarietà tra Stato e Regioni, che sono alla base dell’uguaglianza garantita a tutti i cittadini.

E’ fondamentale – dichiara Mastrovito – che non vengano alimentate le spaccature che già dividono il Paese, così come descritto nella ricerca del 2018 condotta dalle ACLI. In questo senso, non si può sostituire il valore del diritto, con il valore del reddito perché si rischia di trasformare dei beni collettivi, come ad esempio la sanità pubblica, in proprietà private riservata a pochi.

La lunga recessione ha spezzato ancor più lo stivale ma il dualismo economico Nord-Sud che da un secolo e mezzo disunisce ciò che l’Italia ha unito, non basta più a descrivere quale Paese siamo oggi. L’effetto combinato tra la crisi (specialmente dell’industria) e la spinta alla modernizzazione ha prodotto nuove fratture, che percorrono trasversalmente le dorsali italiane. La nuova mappa delle diseguaglianze che emerge dalla nostra ricerca, condotta rielaborando i dati delle dichiarazione dei redditi ai presentate ai nostri CAF e quelli delle banche dati ufficiali, ci consegna un Paese che può essere suddiviso in cinque (5) aree diverse.

Sono le «Cinque Italie» che ci lascia in eredità la crisi, aree non sempre contigue ma omogenee al loro interno per il reddito pro-capite, gli indicatori economici e del disagio sociale. Con un paradosso: le zone che hanno meglio reagito alla recessione sono anche quelle dove sono più aumentate le disparità interne. Solo nel 20% dei casi la forbice sociale si è ridotta, e si tratta dei territori più arretrati.

1) L’Italia che corre di più, secondo il nostro rapporto è quella dei «poli dinamici e della crescita asimmetrica»… sono le province di Roma e Milano e l’Emilia Romagna, trainate dallo sviluppo dei servizi e del terziario avanzato, dalla presenza di grandi imprese e da una crescita demografica (grazie al saldo migratorio positivo). Il centro di questa Italia è l’area metropolitana milanese, che si propaga la dorsale della via Emilia mentre Roma ne fa parte come snodo nevralgico delle istituzioni, delle grandi imprese pubbliche e delle rappresentanze internazionali. Il Pil pro-capite è di € 31.500, quasi il 50% in più dei 22 mila nazionali… aree forti ma non immuni da problemi: qui le diseguaglianze tra il 2008 e il 2015 sono salite del 7,6% a fronte del 4,3% italiano.

2) Il secondo gruppo è l’«Italia delle comunità prospere o del benessere diffuso». Sono 13 province del Centro e del Nord, non lontane dal primo polo per livelli di ricchezza. Qui il tasso di occupazione è del 66%, dieci punti in più della media e l’incidenza delle esportazione sul Pil arriva al 35%, contro il 26 nazionale. Ne fanno parte due province toscane (Firenze e Siena), due piemontesi (Cuneo e Biella), Forli e quasi tutto il Nordest (non Venezia). Zone dove la ricchezza è più equamente distribuita sul territorio e tra gli strati sociali e il modello di sviluppo più equilibrato. Non sarà il paese del Bengodi ma è l’Italia che sta meglio.

3) Il terzo gruppo è quello l’«Italia che resiste», i «territori industriosi» di storico insediamento manifatturiero, dove il tessuto produttivo è stato messo a dura prova dalla globalizzazione ancor prima della crisi. Ma che nel complesso è riuscita a resistere, pur perdendo terreno. Il Pil pro capite resta un po’ sopra la media nazionale, mentre l’indice che misura il disagio sociale è inferiore. È un’area molto estesa, 40 province che comprendono quasi tutto il resto del Nord e il centro fino a Grosseto, Perugia e Ascoli sul confine meridionale. Una «Italia di mezzo» di cui fanno parte Torino, Genova, Venezia, Trieste, Ancona, Brescia e Livorno per restare alle maggiori città.

Gli ultimi due territori, sono quelle del maggior disagio e comprendono gran parte del Meridione…

4) Nel quarto gruppo ci sono le «Province depresse», l’«Italia in lento declino». Ne fanno parte Sardegna, Basilicata, le provincie di Lecce e Ragusa e, risalendo verso nord, Molise e Abruzzo, tutto il Lazio tranne Roma, Terni, Massa Carrara e Imperia. Territori impantanati in una lunga stagnazione ma ancora non troppo distanti dagli standard nazionali. Il Pil qui è a quota 18.500 euro e l’occupazione oltre il 51%.

5) Ben diversa la situazione dell’ultimo gruppo, il «Sud fragile» dove il Pil pro capite, è di circa un terzo sotto a quello nazionale e meno della metà di quello del primo gruppo, l’indice di occupazione è al 40%, e la disoccupazione giovanile oltre il 55%, il saldo migratorio in rosso. Un’«Italia del profondo disagio» che, afferma il rapporto «non ha ancora dato cenni di reazione alla crisi». Stanno quasi tutte in questa area, le 23 province italiane dove le diseguaglianze non sono aumentate durante la crisi. Una sorta di livellamento verso il basso.

A questa diversificazione, in politica, si contrappone l’ansia di voler semplificare a tutti i costi, una realtà variegata in continua evoluzione, complessa e disintermediata; un’ansia prodotta dalla stessa opinione pubblica, che richiede valutazioni sempre più rapide (quasi istantanee) cancellando o banalizzando d’emblée la ricchezza di un Paese da mille sfumature…le stesse che abitano le basi elettorali, che non rispondono più alle logiche della dialettica costituzionale e che fanno del populismo, la semplificazione dello spazio politico, dove si realizzava la mediazione degli interessi. E’ il tempo del discernimento, del senso civico da recuperare, della fertilità sociale che genera le reti di prossimità, di un pensiero nuovo per tornare ad essere il Belpaese!

 

A Giffoni apre ACLI Picentini: la nuova struttura di base delle ACLI di Salerno

A Giffoni apre ACLI Picentini: la nuova struttura di base delle ACLI di Salerno

Grande festa a Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno, per l’inaugurazione della sede Acli Picentini.

La nuova presenza delle Acli nel territorio, guidata dalla Presidente Ernesta Giannattasio, vede un consistente gruppo di giovani pronti a realizzare iniziative e servizi per la comunità locale del territorio dei picentini.

All’interno della sede di Giffoni trovano spazio tutti i servizi offerti dalle Acli: il Patronato, il Caf, il Segretariato Sociale, la Fap, Acli terra, le Colf.

Come struttura di base delle Acli, inoltre, la sede sarà anche centro di aggregazione e di azione sociale.

La struttura Acli Picentini ha già in programma alcuni primi momenti di incontro su precise problematiche locali e non solo, iniziative formative e informative sulla promozione e tutela dei beni comuni.

All’inaugurazione ha partecipato una delegazione della presidenza provinciale delle Acli di Salerno guidata dal Presidente Gianluca Mastrovito.

2019, l’anno che verrà.

2019, l’anno che verrà.

In queste ore che ci separano dall’inizio del un nuovo anno ci si ferma sempre a fare una riflessione su quanto ci siamo lasciati alle spalle, sulle tante cose fatte e magari su qualcosa che è rimasto nel cassetto! Un tempo opportuno per fare il bilancio dell’anno passato da cui ripartire per mettere in cantiere progetti per il futuro.

Un anno il 2019 che nelle aspettative degli italiani, come emerge dalla ricerca di Gallup International, il più grande network mondiale di istituti di ricerca indipendenti, che tiene insieme 55 paesi di tutto il mondo, non appare sereno; causa il forte sentimento di pessimismo verso la politica, il mondo del lavoro, l’economia.

Le Acli fedeli all’originaria funzione formativa, di movimento di pedagogia sociale, in un tempo di pericolosa disintermediazione tra democrazia, politica, corpi intermedi, s’impegneranno a promuovere spazi di riflessione, di confronto ed ascolto per mantenere viva la pedagogia della proposta politica, che diversamente rischia di ridursi in banali slogan o querelle sterili che non restituiscono un idea chiara, un orizzonte lungo verso il quale guardare il futuro di
questo Paese.

Oggi parametri essenziali che misurano il benessere sociale di un Paese – livelli di occupazione e delle retribuzioni, la disoccupazione giovanile, le fasce sociali a rischio di povertà, la polverizzazione degli aiuti alla famiglia, il numero di
laureati ed il coinvolgimento della popolazione adulta in attività di formazione ed aggiornamento
professionale – solo per citarne alcuni, non restituiscono adeguata tranquillità, creando distanze significative con le altre democrazie del continente.

Un investimento politico e sociale dovremo farlo sul tema dell’Europa (nel 2019 ci attende un importante esercizio democratico, le elezioni europee), che riteniamo sia il nostro destino e sul quale siamo a lavoro.

Chiediamo alla politica un impegno generativo mettendosi in ascolto di quelle esperienze di impresa, società civile, corpi
intermedi, territori che in questi anni hanno realizzato innovazione, hanno elaborato pensiero e azione, hanno prodotto qualcosa di inedito stimolando il genius loci delle persone, delle comunità!

Restiamo in attesa del compimento della Riforma del Terzo settore che è un passo necessario ed importante per riconoscere dignità all’azione del privato sociale organizzato e per dare così un quadro normativo omogeneo e definitivo alle tante espressioni del fare.

Nel 2019 saremo alla vigilia dei nostri 75 anni di storia, vissuti tra la torre civica ed il campanile, fra il movimento ed i servizi, fra politica e sindacato, fra la realtà e le idee, fra le donne e gli uomini, fra il cittadino e lo stato, fra la terra ed il cielo e forti di questa esperienza avvertiamo che tra lo sterile disimpegno e la faziosità politica, c’è una terra di mezzo che vuole agire scelte responsabili e riconoscersi attorno ad una idea di democrazia partecipata.

Ci auguriamo possa essere un anno di maggiori pacificazioni in tanti luoghi martoriati dalle guerre e dai conflitti…anche sociali.

Credo che il 2019 sarà un tempo complesso, che richiede intelligenza politica provando a interpretare ed orientare i bisogni e desideri delle persone, per dare loro un orizzonte etico condiviso.

Ci è chiesto uno sforzo in più, e allora sia il tempo il nuovo anno, occasione per riconciliare testa e cuore…per far bene ciò a cui siamo chiamati da cittadini, politici, amministratori, uomini e donne di buona volontà!

Buon anno a tutti voi

Campagna “Siamo differenti, non indifferenti”

Campagna “Siamo differenti, non indifferenti”

Martedì 6 novembre, presso gli uffici dell’Ente Autonomo Volturno – EAV, è stata presentata la campagna realizzata da Acli e Legambiente Campania.

Un guantone da pugile rosa ed un ombrello, incorniciati dalla frase diventata icona “Tu nun si’ razzista, tu si’ strunz” proferita dalla signora Maria Rosaria, dopo l’episodio che l’ha vista inconsapevole protagonista sulla circumvesuviana.

Una frase efficace, che diventa così simbolo, di ogni forma di contrasto al razzismo, alla discriminazione ed allo svilimento del senso civico.

La rappresentazione grafica della campagna, realizzata da Eugenio Mastrovito e Alfredo Napoli e promossa dalle ACLI e da Legambiente Campania, alla presenza dei rispettivi Presidenti regionali Filiberto Parente e Mariateresa Imparato, è stata presentata in occasione del conferimento da parte del Presidente EAV Umberto de Gregorio, del premio “Cittadina protagonista” alla signora Maria Rosaria Coppola.

Obiettivo della campagna Siamo differenti, non indifferenti”, sarà sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della lotta ai pregiudizi, per riportare l’attenzione sulla tutela dei diritti, sull’uguaglianza e la pari dignità delle persone, per contribuire con ironia a rasserenare il dibattito culturale e politico attorno a questi temi.

Tutti i promotori, si sono impegnati a diffonderne la campagna, attraverso le rispettive piattaforme social ed organizzando manifestazioni locali, che aiutino a contrastare l’analfabetismo valoriale e quindi la necessità dell’apertura e del rispetto per l’altro.

Si chiarisce, che la campagna e l’utilizzo del logo, non hanno finalità commerciali; per cui la realizzazione di gadget a fini promozionali, avverrà attraverso canali autorizzati, ed ogni eventuale reperimento di fondi, sarà finalizzato esclusivamente alla realizzazione di progetti di utilità sociale, che saranno resi pubblici dagli attori coinvolti. 

Protocollo d’intesa tra le Acli Salerno ed il Consolato Tunisino in Italia

Protocollo d’intesa tra le Acli Salerno ed il Consolato Tunisino in Italia

Atteso per sabato 10 novembre l’incontro a Napoli presso il Consolato della Repubblica di Tunisia, tra le Acli di Salerno e la console Beya Abdelbaki, per sottoscrivere un protocollo d’intesa, teso a promuovere sinergie ed azioni concrete, volte a valorizzare il legame ed i vincoli di amicizia tra la due comunità!

Esiste una distesa azzurra liquida, condivisa ed attraversata ogni giorno da pescatori e migranti – dichiara il Presidente delle Acli Gianluca Mastrovito – in cui si riflettono le rive opposte di due continenti, con i loro popoli, le loro storie e la loro cultura millenaria. Terre gemelle congiunte e allo stesso tempo divise, ma mai separate da quel “mare di mezzo in mezzo alle terre” che è il Mar Mediterraneo, amalgama di assonanze e dissonanze.

Le quotidiane vicende economico-politiche – continua Mastrovito – hanno fatto di questo mare una aspra frontiera, un confine di ferro, una netta linea di separazione, relegando ai margini della memoria la storia millenaria, di cui è stato protagonista nel ruolo di percorribile specchio d’acqua unificatore di civiltà e culture che, per quanto apparentemente diverse, in esso si incontrano e riconoscono. Tutta la storia del Mediterraneo è fatta di incontri, approdi ma anche guerre che hanno dato vita all’originale eterogeneità dei Paesi che vi si affacciano. «La cosiddetta Civiltà occidentale non sarebbe sorta, almeno secondo i caratteri che le conosciamo, senza le opportunità di scambi offerte da questo mare». 

Terre che, dissimili per lingua e religione, nonché per accentuate disparità economiche e sociali, accolgono indubbi fattori di omogeneità. Un affascinante “mosaico etnico” che distinta identità, riproduce analogie climatiche, attinenze ambientali, strette relazioni culturali e forti legami commerciali. Queste sono le parole chiave, che ci hanno ispirano a recuperare e promuovere un approccio cooperativo, incoraggiando lo scambio di idee e il dialogo, dove cibo, cultura, tradizioni e diritti siano le tappe di un itinerario da percorrere insieme.

Da questo patrimonio comune, nasce l’idea di rafforzare il dialogo interculturale ed interreligioso tra realtà diverse, partendo proprio da un elemento che unisce tutti: il cibo! 

Uno stile di vita sano ed equilibrato, che si fonda sulla valorizzazione delle diversità culturali e sociali dell’arte culinaria del Mare Nostrum: la Dieta Mediterranea che nasce nel Cilento ma che costituisce un tassello, che unisce i popoli e che racchiude tra le sue eccellenze alimentari proprio quell’olivo simbolo di pace. 

Insomma – conclude Mastrovito – un unione di legami umani, culturali ed economici, fondati sulla prossimità geografica, sulla comune appartenenza all’area mediterranea, sulla condivisione di valori, prima ancora che sui rapporti diplomatici. 

La rappresentanza delle ACLI, che per l’occasione ha coinvolto Acliterra – l’associazione professionale agricola ed il Museo vivente della Dieta Mediterranea con sede a Pioppi, si avvarrà della presenza di Eugenio Mastrovito e Dorra RafRafi, mediatori culturali del Patronato Acli Salerno. A conclusione dell’incontro, sarà consegnata alla Console una targa, quale segno e patto di amicizia per l’importante impegno istituzionale profuso sul territorio e volto a valorizzare il dialogo tra i due stati, quale fattore di evoluzione sociale e culturale.   

Caffè 21 Marzo: Riapre la legalità

Caffè 21 Marzo: Riapre la legalità

Si riparte…. il “Caffè 21 Marzo”, il “bar della speranza” nato in un locale confiscato alla camorra, riaprirà la serranda dopo che la burocrazia l’ha condannato ad una lunghissima inattività. 
 
Finalmente, a Palazzo di Città è stata firmata la determina d’aggiudicazione del bando. 
Una determina che sorride all’unico gruppo che ha fatto domanda per l’assegnazione: la cooperativa sociale “Freedom”, costituita dagli stessi ragazzi che nel 2015 si erano federati nell’associazione “P’o ben r’o Paes”. 
Il Caffè21marzo 2.0 oggi riprende il via con un nuovo partenariato, che annovera le Acli provinciali di Salerno, il Circolo Legambiente Battipaglia-Bellizzi, il Gruppo Agesci – Battipaglia 1 e l’Associazione San Filippo Neri. Una filiera di soggetti del privato sociale, che hanno collaudato sinergie e collaborazioni importanti, nel corso di questi lunghi anni.
  
Sono passati 206 giorni da quel beffardo 20 aprile, quando il bar aveva dovuto chiudere i battenti a causa della scadenza della concessione triennale prevista nel bando di gara del 2015. Chiusi per burocrazia. Ora si attende l’aggiudica definitiva per stipulare la concessione, ma una cosa è certa; il Caffè 21 Marzo, che aveva dato lavoro a molti ex detenuti, tornerà a vivere. Il «bar della speranza», come lo definì don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, nel giorno dell’inaugurazione, non è morto.
 
“La legalità ha vinto – dichiara Gianluca Mastrovito, Presidente delle ACLI Salerno – abbiamo aspettato a lungo, ma oggi questo provvedimento non solo restituisce all città un bene comune ma riafferma il principio che è importante condurre battaglie di civiltà e legalità. Ciò rafforza l’impegno di ACLI, a sollecitare il Governo a rivedere posizioni (art. 36 – Dl Sicurezza) che suonano come una resa dello Stato di fronte alle difficoltà del pieno ed effettivo riutilizzo sociale dei beni confiscati. E il ritorno di quei beni – conclude Mastrovito – nelle disponibilità dei clan a cui sono stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, rischia di avere un effetto dirompente e dissacrante sulla credibilità delle Istituzioni”.